Dalla “Ultima Thule” alla “Compagnia alla vita
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Dalla “Ultima Thule” alla “Compagnia alla vita

Appunti di navigazione di un padre per chi cerca una vera compagnia alla vita, scegliendo di non arrendersi al ghiaccio.

Prua di una nave verso il ghiaccio
Oltre il fiordo non c'è il ghiaccio, ma la vita: la nostra rotta.

Il freddo porto dell’Ultima Thule

"Io che ho doppiato tre volte Capo Horn / e ho navigato sette volte i sette mari..."

Non nego di aver pianto, e più di una volta, ascoltando Francesco Guccini cantare la sua Ultima Thule. C’è una verità disarmante in quel vecchio marinaio che, con le vele afflosciate e la ciurma perduta, guarda in faccia la fine del suo viaggio. Guccini canta l'approdo in un regno di ghiaccio eterno, un "freddo porto" dove ogni passione si spegne e scompare perfino il ricordo.

A 55 anni, guardandomi indietro, capisco quel marinaio. La vita non mi ha risparmiato le mareggiate. La morte di mio fratello, perduto quando avevo solo 18 anni; la scomparsa di mio figlio Amedeo, volato via quando era ancora una creatura piccolissima; la fine di un matrimonio; la disabilità improvvisa dell'altro mio figlio, Gabriele, che a 23 anni si è trovato a guardare in faccia la morte in un letto di ospedale.

In mezzo a tutto questo, la fatica quotidiana per non affondare. Ci sono stati giorni in cui il ghiaccio dell'Ultima Thule sembrava l'unico destino ragionevole. Giorni in cui la stanchezza ti sussurra che stai viaggiando su un vascello morto, senza scopo.

Lo spartiacque: una Compagnia alla vita

Eppure, io a quel porto di ghiaccio non ho mai creduto. Non per un ingenuo ottimismo, ma perché la vita mi ha messo davanti a una realtà diversa.

Quest'anno, un volantone di Pasqua di Comunione e Liberazione citava queste parole: «Compagnia alla vita». C'è una frase che mi ha folgorato: "La Risurrezione non sottrae la vita al tempo e alla fatica, ma ne cambia il senso e il sapore".

Ecco lo spartiacque. Il dolore e la fatica restano, ma non si è soli ad affrontarli. Se non fosse stato per gli amici di gioventù, non sarei sopravvissuto al buio dei miei vent'anni. Oggi, questa stessa Presenza ha i tratti stabili e pacificatori della mia compagna Monika, o il volto testardo di mio figlio Gabriele. Ho imparato che l'altro ti riporta alla realtà quando i tuoi pensieri si fanno troppo oscuri, ammortizza i colpi e ti ricorda che non stai navigando nel vuoto.

Plasmare la realtà: da “Gyerünk” all’impresa

Questa compagnia non è una bella teoria consolatoria. Si incarna in una fisicità assoluta, si sporca le mani nei cantieri di ogni giorno.

A Gabriele, quando la disperazione in ospedale gli faceva desiderare la fine, non ho mai fatto prediche. Mi limitavo a dirgli: "Dai. Gyerünk. Andiamo avanti". Perché la vita va plasmata quotidianamente, anche quando si fa dura. E lui si è rimesso in piedi.

Insieme abbiamo iniziato a costruire. Non ci siamo limitati a "sopravvivere", ma abbiamo dato gambe a intuizioni concrete fondando l'Asociația Haide Gabriele e la Haide Gabriele Holding. All'interno di queste realtà stiamo lavorando per l'inclusione a 360 gradi, abbattendo la barriera che separa l'impegno sociale dall'impresa:

  • Mobilità accessibile: Restituiamo libertà d'azione e movimento a chi l'ha perduta.

  • Dati e salute: Uniamo la gestione agricola alla produzione di cure per l'uomo.

  • Autonomia reale: Costruiamo spazi concreti e percorsi di vita indipendente.

La nostra rotta oltre il fiordo

Cosa c'entra questo con la fede o con l'Ultima Thule? C'entra tutto.

Costruire un mezzo per la mobilità o organizzare con metodo il lavoro di un'associazione non sono azioni vuote: sono i mattoni con cui stiamo preparando una casa vera per Gabriele e per le persone che incontreremo. È il nostro modo di non frammentare l'uomo in settori specialistici, ma di abbracciarlo nella sua totalità.

Il mio cuore a volte è ancora malinconico, ma non è di pietra. La vita esige il coraggio di essere affrontata con una serenità che spiazza.

Il marinaio di Guccini puntava la prua verso l'infinito aspettandosi il vuoto e il freddo. Noi la puntiamo sapendo che la nostra fatica non andrà perduta, e che ad attenderci, oltre il fiordo, non c'è il ghiaccio, ma la vita vera.

Gyerünk. Andiamo avanti.

Costruiamo insieme

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